Lascio un veloce quick press chiedendo venia.
Purtroppo in questi mesi il lavoro, che adesso ho abbandonato (proprio così mi sono licenziato *.*) mi assorbiva 24h su 24.

Per ricominciare nel modo giusto mi sembrava dunque doveroso segnalarvi questo video qualora qualcuno non lo sapesse ancora, godetevi il trail a breve uscirà il film completo:

E dulcis in fundo, a breve potrete assistere anche all’uscita del mio primo libro edito da Nulla Die Edizioni una grandiosa casa editrice che benchè giovane vanta già un curriculum di esordienti e di distribuzione non indifferente!

Che dire di più?
Restate connessi…abbiamo ancora molto di cui parlare!^^

Premetto che stavolta sono un po’ di parte nel recensire questo bellissimo racconto di 40 pagine.

Ho avuto il piacere di conoscere Omar e devo dire che il suo talento, come quello di molti giovani scrittori italiani, deve ancora migliorare, è palese in questo breve noir in cui un gran numero di personaggi tessono, nella stessa notte e nello stesso luogo (un locale notturno di Parigi), una trama davvero intrigante e coinvolgente.

La storia è ambientata in una Francia anni ’30 dove si gusta il sapore dei tipici locali notturni delle luci, dei profumi, degli odori dei Toscanelli del commisario Renè(spero di ricordare bene il nome :P).

Tutto si basa sullo scopo vitale per il commissario di catturare le mignoz, una famosa banda di ladre parigine che celano la loro vera identità dietro lavori di altro genere(come quello di cameriera) o dietro una più sfavillante carriera da cantante.

I personaggi sono credibili e ben caratterizzati e dall’inizio alla fine l’autore è capace di coinvolgere il lettore facendolo entrare nel vivo della scena. Azioni, luoghi, personaggi sembrano passarti davanti gli occhi mentre leggi.

Il modo di scrivere è fluido e vista anche la brevità del testo il racconto si legge davvero tutto d’un fiato senza remore nè attimi di stasi. Nessuno sbadiglio, nessuna incertezza. Le parole si susseguono come tasselli di un intricato domino che mostrano al lettore “quella” realtà.

Uniche due pecche del racconto potrebbero essere considerate la brevità del testo e un sfilza di errori, anche piuttosto vistosi, che non sono stati omessi in fase di correzione. Ovviamente la lunghezza di un racconto è a discrezione dell’autore e condivido appieno(avendolo fatto anch’io) la scelta di pubblicare come prima opera un racconto invece di un manoscritto più impegnativo.

Questo perchè, almeno a mio avviso, un lettore che non conosce l’autore può decidere di comprare la sua opera se è di poche pagine. Se è di troppe la scarterà con più facilità a favore di autori più conosciuti.

Tuttavia nonostante ciò Notturno Parigino è sicuramente uno sfogo creativo dei migliori e nella sua brevità riesce a dare una completezza e un quadro tanto chiaro di ciò che succede che nemmeno i migliori romanzi riescono a dare.

E’ la prima opera di un promettente scrittore in erba.

A questo link potete acquistare l’ebook edito dalla Ponga Edizioni:

http://www.lapongaedizioni.it/catalogo/catalogo-e-books

In bocca al Lupo, Omar!

Premetto che il libro mi ha colpito sia in senso positivo che in senso negativo.

Il senso positivo è che è un libro estremamente “edificante” per chi crede in Dio.

Il senso negativo è che sarà un libro noioso, bigotto ed inutilmente stancante per chi invece non crede.

Il libro è un pamphlet, più precisamente una corrispondenza tra due demoni: uno zio e un nipote.

Lo zio più alto in grado e più esperto del novizio nipote, tratterà ad ogni lettera diversi argomenti della vita del “paziente” per insegnare al familiare il modo in cui potrà far smarrire la sua anima e cibarsene.

Lewis ci tiene però a premettere in una prefazione che tutto quello che dice Berlicche(lo zio demone) è scritto per deriderlo e che le sue parole non devono in assun modo essere considerate come veritiere. Sicuramente il motivo per cui Lewis ci tiene a sottolinearlo è che essendo cristiano e parlando il libro di demoni avrebbe potuto creare strani presentimenti nella morale del suo pubblico.

Le sue intenzioni, invece, essendo del tutto “pure” hanno suscitato un sentimento piacevole nella morale del pubblico a tal punto che il libro è passato alla storia come il libro che lo ha fatto conoscere al mondo.

Le lettere sono complete nel senso che trattano diversi punti della vita cristiana: l’umiltà, la preghiera, il rapporto con gli altri, fidanzamento e matrimonio, la felicità, ecc.

Lewis in questo si comporta come uno dei migliori psicologi, analizzando comportamenti obsoleti, nascosti nel profondo dell’animo umano e ipocrisie, che si trovano prima di tutto nei cristiani che lo sono solo nel nome o nella forma esteriore( ad esempio solo perchè vanno in chiesa). Ad ogni lettera il tema trattato rimane impresso nella mente del lettore e le considerazioni spingono ad una profonda e attenta riflessione.

Ciò che va a sfavore dello scritto è, oltre alla selettività del pubblico, soprattutto la forma più semplice dei testi di Narnia.

I vocaboli sono tanto ricercati e contorti che alle volte, in un periodo, non si riesce a capire cosa Berlicche voglia dire.

Questo modo di scrivere è, magari, volutamente scelto per sottolineare la raffinatezza delle strategie e delle tecniche di attacco demoniache. Il demone così non è solo un essere rozzo, spietato e malvagio ma che tattica e pianifica ogni sua mossa e la mette in atto come il più abile giocatore di scacchi.

Tuttavia nonostante lo stile complicato e stancante, però, il senso del soprannaturale è reso nello stesso modo: sentire parlare un demone con arroganza e convinzione del modo di far perdere gli uomini trasmette durante la lettura l’impressione di un mondo spirituale che ci gira attorno, senza che noi ci accorgiamo di nulla.

Credo che il motivo per cui questo libro gli abbia dato notorietà è dato soprattutto dalla capacità di questo di fare breccia nella morale cristiana dell’Inghilterra del suo tempo, in alcune parti, stava avendo un vero risveglio spirituale.

Ammetto che quando iniziai a leggere questo romanzo pensai subito: “Vuoi vedere che dopo sette libri abbastanza maturi, il settimo diventa puramente fiabesco, perdendo quell’alone di realtà e coerenza che pure accompagna ogni fantasy rendendolo credibile?”.
Questa fu la mia prima impressione al primo capitolo, poi andando più avanti mi ricredetti.

Non che le fiabe di per se abbiano qualcosa di detestabile, anzi, solo che pensando a Narnia non posso fare a meno che pensarlo come un ciclo di libri maturo e completo che si rivolge ad un pubblico che non ha età.

Tuttavia seppur mi esprima in modo positivo per il ciclo, non posso fare lo stesso per questo ultimo libro. Il modo in cui Lewis affronta la narrazione è buona, anche se secondo me dà sempre spazio in certi passaggi a dettagli superflui che allungano la narrazione con il solo scopo di stancare il lettore(specialmente se si tratta di bambini). Fortunatamente questi passaggi sono brevi e riguardano parti di “narrato” che parlano del mondo, del modo di intraprendere i viaggi e di fare le cose.

Ho trovato la narrazione confusa ed imprecisa in qualche punto. In uno ho perfino trovato un errore “tecnico”.

Nel capitolo in cui “gli amici di Narnia” sono a tavola e parlano con re Trinian,  prima viene detto che è il re supremo a parlare(che sarebbe Peter), poi pagine dopo si fa riferimento a colui che parlava come di Edmund, il fratello maschio minore dei Pevensie.

La storia narra le vicende dell’ultimo Re di Narnia, re Trinian, accompagnato dal suo fedele unicorno.

Insieme i due decidono di intraprendere un viaggio per capire cosa stia succedendo ad Est, dove delle driadi muoiono inspiegabilmente. Tutto è frutto delle macchinazioni di uno scimmione che costringe l’amico asino ad indossare una pelle di leone conciata e ricamata a dovere dallo stesso Cambio(lo scimmione).

Il piano brillante del primate è far vestire l’asino da Aslan in modo da spacciarsi per lo stesso.

Così ha inizio un complotto con Calormen, che porterà il re e una serie di amici trovati per strada, tra cui Eustachio Scrubb e Jill Pole, protagonisti del precedente romanzo ad immergersi in un’avventura che li porterà fino alla fine del mondo di Narnia e alla nascita di un nuovo mondo chiamato “Il cuore delle cose” dove infine viene scoperta la vera natura di Aslan e una realtà scioccante eppure, forse, attesa piomberà sugli antichi “amici di Narnia” tra cui oltre ai Pevensie vi sono anche Lord Digory e la signora Polly.

Manca solo Susan. Nel libro verrà spiegato il perchè.

Al primo impatto sembra che anche qui vi sia un errore tecnico finchè non si comprende che non lo è: i fratelli pevensie, che non dovevano tornare a Narnia, non si trovano nella loro fantastica e amata terra , ma bensì in questa nuova creazione di Aslan che somiglia grandemente alla prima. Il Finale è sicuramente la parte più bella del romanzo.

Se dovessi dare un voto mi fermerei però stavolta un po’ più su della mera sufficienza e tutto grazie allo splendido finale.

Il libro acquista un grande valore nel complesso delle sette opere essendo quello di chiusura e quindi forse il più atteso.

Anche in questo finale come negli altri romanzi, l’autore esprime il suo pensiero e la sua filosofia di vita riguardo le cose spirituali.

Infatti la nuova creazione e altri passaggi sono un puri riferimenti ai fatti narrati dalla bibbia, cosa non strana essendo Lewis un credente.

Se dovessi raccomandare il libro lo farei tranquillamente, trattandosi comunque del libro di chiusura del ciclo e perchè comunque il modo in cui Lewis scrive risulta sempre piacevole.

Certo non mento se dico che da un libro di una tale levatura e successo(dato soprattutto dai film) mi sarei aspettato quel qualcosa in più che ho trovato solo in altri libri precedenti del ciclo.

 

ANGELI: Poesia

Pubblicato: 14 gennaio 2012 in Poesie e Racconti

Questa settimana posto una delle mie poesie. E’ una di quelle che amo di più e non sapevo se postarla o no, ma alla fine parlando di angeli e forse quella che più si addice al tema del fantasy, anche per chi, come me, agli angeli ci crede 🙂

Spero di ricevere commenti costruttivi anche dai più cattivi (a buon intenditor poche parole :P) e spero che dopotutto la poesia piaccia ai più.

Mi scuso se non sono riuscito a postare niente sul blog, nell’ultima settimana, ma in questo periodo il lavoro mi assorbe totalmente e il poco tempo libero lo dedico alla famiglia o a scrivere i racconti che parteciperanno al prossimo concorso “I mondi del fantasy!”

Detto questo non mi resta che augurare a tutti: buona scrittura! (e buona lettura ovviamente ^^)

ANGELI

Luminari del cielo,

se pur minori,

sempre splendenti nel loro velo,

Simili all’apparenza;

pieni di zelo, trovati buoni

e tessuti sopra il cielo.

Diverse chiarezze d’ogni toni,

guide in sempiterno per noi uomini,

spesso cinte da zingari e ladroni

vedono il cielo loro terra,

e il giardino dell’opere mirabili

che solo al fine dell’opera piena,

cessa d’esser serra!

GABRIELE TOMASELLI

Oggi segnalo un famoso e, da quello che ho sentito, bellissimo gdr.

Innanzitutto è doveroso spiegare cosa un gdr è: gdr( che sta per Gioco Di Ruolo) è un gioco che prende spunto dal famoso D&D cartaceo che ne è in un certo senso il progenitore. In un gioco di ruolo, la base fondamentale è la caratterizzazione e l’interazione dei personaggi.

Il gdr che vi proponiamo in questo articolo è un gdr testuale che viene giocato in un sito attraverso chat e altri tool programmativi.

Entrando nelle “Lande di Shannara” potrete scegliere tutto del vostro personaggio: sesso, razza, abilità, mestiere e poi giocarlo. Il bello di un gioco di ruolo, e soprattutto di questo, è che potete essere qualsiasi cosa voi vogliate.

Troverete migliaia di utenti intenti a giocare i loro personaggi per poter interagire con voi!

Motivo per cui senza perdermi in ulteriori chiacchiere vi segnalo una recensione fatta a puntino del gioco, qui scoprirete tutto quello che c’è da sapere!

GDR-online.com – Recensione del gdr fantasy epico Lande di Shannara.

Se avete sempre pensato di iniziare a giocare ad un gdr e non avete mai saputo dove, questo è il posto giusto:

http://www.landedishannara.com/

Quando ho deciso di aprire il blog, sapevo che i libri di C.S. Lewis, e in particolare quelli del ciclo di Narnia, sarebbero stati al centro delle attenzioni del blog.

Volevo partire con il primo libro della saga per poi arrivare all’ultimo, ma visto che quello che ho letto da poco è il sesto, che dovrebbe essere anche il prossimo in uscita nei cinema, colgo l’occasione per iniziare da questo.

Inutile dire che qui, come negli altri libri della saga Lewis, mostra il suo grande ingegno e fantasia nel creare e popolare a puntino, mondi sconosciuti e fantastici, mondi che non avremmo mai pensato potessero esistere.

La sedia d’argento narra il ritorno di Eustachio Scrubb, cugino dei più famosi fratelli Pevensie, nel mondo di Narnia.

Stavolta ad accompagnarlo è una compagna di liceo continuamente perseguitata dai bulli di turno.

I due ragazzi si avventurano nel mondo di Narnia, quando Eustachio gliene parla per consolarla e qui incontrano nientemeno che Aslan in persona.
Eustachio cade da un burrone, ma Aslan lo salva e dopo aver fatto ciò lascia dei segni alla giovane Jill, i quali la aiuteranno a compiere la sua missione e ritrovare il principe Rilian, figlio di Caspian che da più di dieci anni è scomparso dal regno.

Sarà così che attraversando meravigliosi e oscuri mondi sotterranei e soggiornando nella terra dei Giganti gentili del Nord i ragazzi, accompagnati da una strana creatura chiamata Pozzanghera, si metteranno alla ricerca del principe scomparso rischiando perfino di morire nel tentativo di ritrovarlo.

La cosa che mi colpisce sempre di questo scrittore è l’innata fantasia con cui progetta e realizza i suoi mondi.

La Cronache di Narnia viene presentata dallo stesso autore come una favola fantastica per bambini, ma vista la lunghezza dei libri, l’accuratezza dei dettagli e il ritmo lento, ma incalzante, i libri, ad oggi, non sono affatto adatti alla lettura per i più piccoli.

Si collocano invece molto meglio, al di sopra, dei tanti testi fantastici che in questo tempo dilagano e fanno successo un po’ ovunque.

Lo stile è coinvolgente, forse unica pecca dello scrittore, visto che si parla tanto più di libri scritti per l’infanzia è il perdersi un po’ troppo nei dettagli, alle volte avvincenti, alle volte superflui. Lo stile è contornato da un’atmosfera sognante e fanciullesca.

Il tutto però è diretto con grande maestria e i personaggi li si può anche sentire respirare (per modo di dire).

Si tratta di un film che non sarà facile ricreare al cinema, rimanendo fedeli al testo originale proprio per la vastità fantasiosa del contenuto del libro.

Un’ennesima prova di come lo scrittore, essendo anche un esimio professore di inglese medievale e rinascimentale, avesse piena padronanza dei testi e del linguaggio usato.